Veicoli commerciali leggeri, a febbraio mercato fermo
Dopo un trimestre di flessioni, il mercato dei veicoli commerciali leggeri chiude febbraio 2026 in sostanziale pareggio. Con 15.287 nuove immatricolazioni, il settore registra un impercettibile -0,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, anno che però aveva già subito un pesante crollo a doppia cifra. A sostenere i volumi è stato soprattutto il noleggio a breve termine: senza questa spinta, il comparto avrebbe segnato una perdita ben più netta del 3,5%. Considerando i primi due mesi dell'anno, il passivo complessivo si attesta al 2,7%.
Le prospettive per i prossimi mesi restano caute a causa dell'incertezza economica. Sebbene il MIMIT abbia annunciato nuovi incentivi, la mancanza di uno schema operativo certo ne rallenta l'efficacia. Si ipotizza che i benefici sulle vendite si vedranno concretamente solo nell'ultimo quadrimestre dell'anno. Per questo motivo, le stime per la chiusura del 2026 indicano una lieve flessione dell'1,1%, con circa 187.000 unità totali previste.
Nota dolente per la mobilità green: i veicoli elettrici (BEV) faticano a decollare. A febbraio la loro quota di mercato si è fermata al 2,7%, un dato superiore a gennaio ma inferiore rispetto al 3,1% registrato un anno fa. Questo calo conferma che la spinta derivante dai precedenti fondi del MASE si è ormai esaurita, lasciando il segmento elettrico in attesa di nuovi stimoli.
"Come UNRAE ha sottolineato in più occasioni – ha commentato Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE – accanto agli incentivi esistono altri fattori abilitanti imprescindibili per lo sviluppo della transizione nel comparto dei veicoli commerciali leggeri. Tra questi, il potenziamento delle infrastrutture di ricarica idonee a questa tipologia di veicoli, analogamente a quanto già previsto per i veicoli pesanti, l'introduzione di un credito d'imposta del 50% sugli investimenti privati in colonnine fast (oltre 70 kW) per il triennio 2026-2028, e soprattutto un intervento correttivo sugli elevati costi dell'energia per la ricarica, oggi sotto pressione più che mai per le note vicende geopolitiche".
Sul fronte europeo, con riferimento alla revisione dei Regolamenti sulle emissioni di CO₂, l'UNRAE ritiene che i veicoli commerciali leggeri necessitino di disposizioni ad hoc, con obiettivi specifici, in termini di target e scadenze , differenziati rispetto a quelli previsti per le autovetture.
Lo scorso 4 marzo la Commissione Europea ha presentato l'"Industrial Accelerator Act", che – per i veicoli leggeri elettrici, ibridi plug-in e a idrogeno - introduce una quota minima di contenuto di provenienza europea come requisito per l'accesso a incentivi e appalti pubblici nel settore dei veicoli elettrici. Nel dettaglio, i veicoli che beneficiano di agevolazioni statali dovranno essere assemblati all'interno dell'Unione Europea e incorporare, batterie escluse, almeno il 70% di componenti di origine continentale (compresi i Paesi con cui l'UE ha stipulato accordi di partenariato), calcolato sul valore.
"Sul tema del 'Made in Europe' – ha dichiarato Pietrantonio – l'Associazione ribadisce le proprie preoccupazioni rispetto alla proposta, evidenziando il concreto rischio di penalizzazioni per la clientela tanto per le imprese quanto per i consumatori. La competitività del settore si costruisce attraverso investimenti mirati e capacità di innovazione, non mediante misure di carattere protezionistico".


