Nasce Anis per una logistica trasparente

La tutela delle aziende virtuose del comparto logistico, basata sul pieno rispetto delle normative contrattuali, fiscali e previdenziali, rappresenta il pilastro fondante di Anis, nuova Associazione Nazionale Imprese di Servizi e Logistica. Promossa dalla Federazione Italiana Trasportatori, l'organizzazione ha fatto il suo debutto ufficiale durante il Meeting di Rimini del 24 agosto in un tavolo di confronto che ha riunito istituzioni, rappresentanze sindacali e comparto produttivo. Il target di riferimento include i fornitori di servizi di magazzino, logistica integrata e gli operatori specializzati nelle consegne dell'ultimo miglio. Si tratta di un ambito storicamente esposto a criticità legali sui contratti di appalto, motivo per cui l'associazione ha introdotto un severo sbarramento all'ingresso basato su una certificazione obbligatoria che attesti la trasparenza societaria, la salute finanziaria e la correttezza contributiva degli aderenti.
La leadership è stata affidata a Michela Crecco, figura con un'esperienza ventennale nel management settoriale. La presidente dichiara che l'osservanza delle regole non rappresenterà una semplice dichiarazione d'intenti, bensì un vincolo d'ingresso imprescindibile per far parte dell'organizzazione. L'obiettivo è dare vita a un network di imprese in grado di far emergere e premiare i professionisti corretti, offrendo al contempo un aiuto concreto per contrastare quelle irregolarità che tuttora danneggiano il comparto. A margine del lancio è stata diffusa un'analisi curata da Randstad Research su 50 imprese della distribuzione e dello stoccaggio merci. Lo studio evidenzia che la quasi totalità del campione adotta il contratto collettivo nazionale di categoria, con una forte incidenza degli accordi di secondo livello che tocca il picco massimo nelle grandi organizzazioni. Sul piano dei benefici per i dipendenti, le imprese di maggiori dimensioni si distinguono per l'erogazione di compensi extra rispetto ai minimi contrattuali, l'utilizzo diffuso di bonus legati alla produttività e la copertura sanitaria integrativa. Sul fronte della parità di genere resta invece molta strada da fare, dato che oltre la metà delle aziende registra una quota di personale femminile inferiore al 20%, sebbene quasi un terzo delle grandi imprese abbia già ottenuto la certificazione.

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