La mobilità al tempo del coronavirusUna riflessione d'autore sui giorni che sta vivendo Milano



di Giuseppe Guzzardi*

Milano è la città dei trolley. Di tessuto, di plastica, di policarbonato, a due e quattro ruote, nuovi e vecchi, eleganti e modesti, da soli, in coppia o in sciame, i trolley a Milano si muovono senza un ordine preciso, ma non vagano, viaggiano diretti, impettiti, sicuri. Ogni tanto si fermano in un bar, ogni tanto si fanno un selfie, talvolta escono da un anonimo palazzo (B&B?). E vanno, vanno. Non per forza da/verso la stazione o il metro, perché i trolley non prendono ordini, si muovono brulicanti, allegri, vivaci, indipendenti e fugaci. Milano ne è piena, ad ogni angolo di strada, nei ristoranti, nei bar, nei negozi.

Milano è la città dei trolley, e i trolley sono per Milano quello che le api sono per la natura. Ne misurano la vivacità, il benessere, la voglia di essere e di fare. Portano sogni, desideri, a volte soltanto per una fugace visita, per un viaggio della speranza, per un touch&go nel glamour. Come le api per la natura, i trolley misurano lo stato di salute di Milano.

Da lunedì, trolley se ne vedono pochissimi. Sembrano smarriti, smorti, senza forza. Sono sempre meno, lentamente e tristemente si allontanano. Torneranno? Lo spero. Non riesco a immaginarmi una vita senza api, una Milano senza trolley.

*Direttore Editoriale Vie&Trasporti

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