Logistica inefficiente; i dati reali del nuovo report GS1

La competitività e l'efficienza operativa nel settore del largo consumo sono oggi messe a dura prova dai costi logistici, che rappresentano una delle sfide più complesse per l'intera filiera.
Problematiche come i ritardi nei trasporti, gli errori nelle consegne, la gestione frammentata delle informazioni e la scarsa integrazione tra i diversi attori generano pesanti inefficienze che colpiscono direttamente i margini e la qualità del servizio.
Per misurare concretamente questo impatto economico, GS1 Italy ha promosso la ricerca intitolata "I costi nascosti della filiera del largo consumo" all'interno di ECR Italia, avvalendosi del supporto delle aziende associate e della collaborazione scientifica del Politecnico di Milano e della LIUC Università Cattaneo.
I risultati di questo studio, basati sull'analisi dettagliata di 48 casi reali, sono stati presentati a Milano durante un convegno focalizzato sulla misurazione e la riduzione dei costi evitabili.
L'evento ha offerto una panoramica delle principali criticità e dei nodi organizzativi del settore, evidenziando il divario tra le relazioni commerciali più sinergiche e quelle meno integrate.
Durante l'incontro è emerso chiaramente come l'efficienza complessiva debba fondarsi su pilastri quali la digitalizzazione, la condivisione delle metriche di performance e l'adozione di standard comuni in grado di generare fiducia reciproca e valore sostenibile.

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L'indagine ha svelato che le anomalie operative si traducono in extra-costi pesantissimi, i quali riducono i margini sia dei produttori sia della grande distribuzione.
Nel comparto del fresco queste spese impreviste incidono in media per il 15% sui costi logistici totali, mentre nel comparto del secco la percentuale sale quasi al 20%, con picchi estremi che in determinati contesti superano persino il doppio dei valori medi.
Analizzando le cause lato industria, le criticità maggiori includono i respingimenti dovuti a errori d'ordine della GDO, le penali per le attese dei vettori nei centri di distribuzione, i problemi legati alla non conformità dei pallet, le continue modifiche ai carichi e il mancato rispetto delle finestre temporali d'ordine. A queste si aggiungono attività impreviste come la riconfigurazione dei pallet o la preparazione di carichi personalizzati che gravano economicamente sui produttori.
Sul fronte della grande distribuzione, invece, i disagi derivano soprattutto dal mancato rispetto degli orari di consegna, che costringe a riorganizzare i turni di scarico e ad aumentare le scorte di sicurezza. Pesano notevolmente anche i controlli di qualità negativi sulla merce in arrivo, la necessità di inserire manualmente dati non digitalizzati e la gestione burocratica delle discrepanze amministrative.
Nel settore del fresco, la qualità della cooperazione incide in modo drastico sulle performance economiche. Il costo di ricezione per la distribuzione subisce infatti una variazione media del 38% a seconda del livello di collaborazione instaurato con il fornitore, mentre il costo di servizio per l'industria può addirittura raddoppiare tra i contesti più virtuosi e quelli più problematici, registrando uno scostamento medio del 77%. Le testimonianze aziendali in questo ambito confermano la necessità di percorsi innovativi: Despar Nord ha introdotto un sistema di vendor rating per selezionare i fornitori e snellire i flussi logistici in ingresso, Mondelēz International ha sottolineato come la competitività nasca dalla trasformazione dei dati in efficienza e dalla pulizia delle anagrafiche, mentre il Gruppo Veronesi ha rimarcato il valore strategico di una pianificazione integrata basata sulla visibilità della domanda reale.
Anche nel comparto del secco la qualità dei flussi informativi e relazionali guida i costi logistici, determinando un'oscillazione che per la GDO arriva al 122% nel costo di ricezione della merce.
(descrizione) Le cause principali di tale divario risiedono nella scarsa puntualità delle consegne e nell'inesattezza delle informazioni trasmesse. Per superare questi ostacoli, Coop Italia ha adottato una visione focalizzata sul costo totale di fornitura anziché sul semplice prezzo d'acquisto del prodotto, collaborando con i fornitori per risolvere le criticità comuni. Sulla stessa linea, Coop Consorzio Nord Ovest spinge per l'adozione di standard digitali capaci di automatizzare i controlli e azzerare la gestione manuale. Infine, Heineken Italia ha illustrato il passaggio a una metodologia mirata a isolare le perdite logistiche reali e aggredibili rispetto alle spese fisiologiche, concentrando gli sforzi sull'ottimizzazione del carico dei camion e sul corretto bilanciamento degli stock tra stabilimenti e magazzini.In conclusione, la ricerca dimostra che il miglioramento della supply chain nel largo consumo richiede una svolta collettiva e sistemica.
Soltanto l'adozione diffusa degli standard GS1 e delle buone pratiche ECR può favorire l'integrazione e la digitalizzazione necessarie a eliminare i costi superflui, trasformando la misurazione dei dati operativi in una leva strategica per orientare gli investimenti e generare un beneficio economico condiviso.