La logistica in tempo di guerra: just-in-time è finito

in foto: Federico Pozzi Chiesa, AD di Italmondo e Fondatore di Supernova Hub

L'attuale crisi nello Stretto di Hormuz rappresenta uno spartiacque geopolitico ed economico senza precedenti. Questo sottile braccio di mare, largo appena quaranta chilometri tra l'Iran e la penisola arabica, è passato in pochi giorni dall'essere un termine geografico settoriale al centro nevralgico degli equilibri mondiali. Attraverso questo passaggio transita infatti una quota enorme delle risorse energetiche globali, pari a circa un quinto del petrolio e a oltre il trenta per cento del gas naturale liquefatto. Prima del conflitto, lo snodo era percorso mediamente da 129 imbarcazioni ogni giorno, mentre oggi il transito è ridotto a una manciata di unità, spesso soggette a blocchi improvvisi.
L'escalation militare che ha portato a questa paralisi ha avuto inizio a fine febbraio 2026, in seguito alle operazioni congiunte di Stati Uniti e Israele e alla morte della guida suprema iraniana. Da quel momento, lo Stretto è diventato teatro di un duplice assedio: da una parte l'Iran controlla gli accessi imponendo condizioni vessatorie, dall'altra la Marina statunitense impedisce l'operatività dei porti iraniani. Nonostante i tentativi diplomatici di aprile, i negoziati restano in una fase di stallo drammatico. Il risultato è uno shock energetico superiore persino alle crisi degli anni Settanta, con il prezzo del greggio che ha subito un'impennata del 50% rispetto ai livelli pre-guerra e migliaia di marittimi rimasti intrappolati nel Golfo Persico.
Questa situazione conferma quanto già suggerito dalla pandemia: il modello logistico basato sul "just-in-time" è estremamente vulnerabile. Un sistema ottimizzato per la massima efficienza economica e l'assenza di scorte crolla inevitabilmente quando si spezza un singolo collegamento della catena. La crisi odierna non riguarda infatti solo l'energia, ma colpisce settori vitali come la produzione di semiconduttori, a causa del blocco dei gas nobili provenienti dal Qatar, e l'agricoltura, con il prezzo dei fertilizzanti quasi raddoppiato.
Le stime suggeriscono che ogni trimestre di chiusura sottragga tre punti percentuali alla crescita del PIL mondiale, mettendo a rischio scambi commerciali per oltre mille miliardi di dollari.
A complicare il quadro è intervenuta una crisi istituzionale negli Stati Uniti, dove un prolungato shutdown governativo ha paralizzato la sicurezza aeroportuale e le agenzie doganali. Questo blocco interno rallenta i controlli su farmaci e alimenti alle frontiere terrestri, sommandosi all'aumento dei costi dei carburanti e alla carenza di personale. Mentre le rotte marittime cercano alternative costose e lunghe, come la circumnavigazione dell'Africa, appare chiaro che la risposta all'emergenza non può essere solo tattica. La logistica del futuro deve necessariamente affidarsi a piattaforme di intelligenza artificiale e automazione per gestire la complessità dei dati in tempo reale, consentendo agli esseri umani di concentrarsi sulla risoluzione dei problemi critici e sulla costruzione di un sistema più resiliente e sostenibile.