Indagine doganale: la trasparenza dei dati aziendali
La gestione dei dati doganali è diventata un fattore critico per le aziende europee, posizionandosi contemporaneamente come la principale sfida operativa e come una delle maggiori opportunità strategiche di crescita. Un'indagine condotta da Customs Support Group su circa 150 professionisti della trade compliance mette in luce come la qualità e la trasparenza delle informazioni siano ormai il motore fondamentale per garantire la conformità normativa, la resilienza delle catene di approvvigionamento e l'efficacia dei sistemi di intelligenza artificiale.

In un contesto globale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, dazi commerciali e rigidi obblighi di sostenibilità, molte imprese si trovano in difficoltà a causa della mancanza di archivi informativi centralizzati, fluidi e certificati, essenziali per valutare rapidamente i rischi e cogliere i vantaggi economici disponibili.Il dinamismo e la complessità delle normative doganali rappresentano la criticità maggiore per quasi un quarto degli intervistati, seguita subito dopo dalla scarsa visibilità e qualità dei dati. Questi due fattori appaiono strettamente interconnessi, poiché l'assenza di informazioni pulite e accessibili rende quasi impossibile gestire le sanzioni, i requisiti ambientali o la reportistica aziendale. La frammentazione informativa e l'assenza di canali di comunicazione condivisi generano una dispersione che ostacola l'analisi preventiva del rischio sia per le imprese sia per le autorità doganali.

Per navigare con successo in questo scenario, le aziende devono sviluppare una visibilità totale che abbracci l'intera catena di fornitura globale, i dati doganali e finanziari, le informazioni provenienti dai broker e il monitoraggio proattivo delle riforme legislative future.
La qualità dei dati non è solo un obbligo burocratico, ma costituisce il presupposto tecnico indispensabile per avviare processi di digitalizzazione, automazione e implementazione di algoritmi di intelligenza artificiale. Molte organizzazioni non riescono a sfruttare queste tecnologie poiché devono prima affrontare una profonda opera di bonifica e strutturazione delle anagrafiche di prodotto, delle voci tariffarie e dei certificati di origine delle merci. Sebbene oltre un terzo dei partecipanti al summit consideri la trasformazione digitale come la principale leva per generare un reale vantaggio competitivo, gli investimenti in questo settore vengono ancora troppo spesso affrontati senza una visione d'insieme.

La transizione sarà ulteriormente accelerata dalla futura riforma doganale dell'Unione Europea che, attraverso l'EU Customs Data Hub, centralizzerà e standardizzerà la trasmissione delle informazioni commerciali.
La carenza di trasparenza ha un impatto economico diretto e quantificabile, come dimostrano i dati della Commissione Europea secondo cui circa un terzo dei benefici daziarie previsti dagli accordi di libero scambio rimane inutilizzato. Molte imprese stanno lasciando sul tavolo un significativo potenziale economico non per la mancanza di trattati favorevoli, ma per l'assenza di trasparenza sui dati dei fornitori e sulle componenti dei prodotti.

A ciò si aggiunge la classificazione doganale delle merci, identificata da circa la metà dei professionisti come il pilastro più problematico dell'intera compliance. Parallelamente, il perimetro di responsabilità dei team interni continua ad ampliarsi a causa di nuovi requisiti legati alla sostenibilità e alla geopolitica, trasformando la funzione doganale da mero ufficio amministrativo di back-office a dipartimento strategico capace di sedere ai tavoli decisionali aziendali per favorire la resilienza e la crescita del business.


