Fondi ridotti dell'80% per i trasporti marittimi

La drastica riduzione dei finanziamenti destinati alle Autostrade del Mare apre una questione di competitività territoriale che va ben oltre le dinamiche del comparto logistico, colpendo al cuore il tessuto economico delle isole.
A fronte di un fabbisogno reale stimato in 240 milioni di euro, la prima annualità del programma Sea Modal Shift ha potuto contare su appena 52,9 milioni di euro, coprendo solamente il 22% delle richieste. Come confermato ufficialmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a metà giugno 2026, questo enorme divario finanziario ha provocato un taglio dell'80% sui contributi unitari, che sono crollati da un massimo di 30 centesimi a poco più di 6 centesimi per veicolo-chilometro. Per il sistema imprenditoriale, questo significa ricevere poco più di un euro per ogni cinque teoricamente previsti.
Se per le aziende della terraferma l'intermodalità marittima rappresenta un'opzione ecologica o logistica, per la Sicilia e la Sardegna il passaggio via mare è una necessità assoluta, l'unica via di collegamento con il resto del continente.
In un contesto in cui i noli marittimi e i relativi supplementi continuano a crescere, la forte riduzione dell'incentivo statale si scarica direttamente sull'intera filiera produttiva insulare. Le aziende di autotrasporto non riescono più ad assorbire i costi all'interno dei propri margini e sono costrette a trasferire i rincari sulla committenza, penalizzando gravemente le piccole e medie imprese industriali e il settore agroalimentare delle due isole, che vedono ridursi la propria competitività sui mercati nazionali ed esteri.
Lo svantaggio logistico colpisce con maggiore durezza le imprese di dimensioni minori, che non dispongono dei volumi necessari per fare economie di scala. La criticità diventa estrema per la filiera del fresco e delle merci deperibili, dove l'aumento dei costi si somma alla necessità vitale di collegamenti frequenti e puntuali per non rischiare l'esclusione dai mercati. A questo scenario si aggiunge un forte paradosso normativo: i costi del sistema di tassazione delle emissioni ETS, applicati agli armatori, vengono ribaltati direttamente sulle tariffe di trasporto, provocando un rincaro proprio su quella modalità marittima che le politiche pubbliche europee e nazionali dichiarano di voler incentivare. Per risolvere questa situazione, la FIAP e il mondo produttivo chiedono un intervento immediato del Governo che dia concretezza alle decisioni della politica.
Con la legge numero 49 del 10 aprile 2026, il Parlamento ha infatti individuato nei proventi delle aste ETS la fonte finanziaria per sostenere sia il Sea Modal Shift sia il Ferrobonus. Tuttavia, il provvedimento legislativo rappresenta al momento solo un'autorizzazione formale priva di effetti pratici, poiché mancano ancora la quantificazione esatta dei fondi, i criteri di riparto e i relativi decreti di assegnazione. L'esecutivo è ora chiamato a trasformare tempestivamente questi proventi in risorse certe e stabili, garantendo alle imprese insulari la continuità territoriale necessaria per competere ad armi pari.

"La prima annualità dimostra che la misura è stata gravemente sottodimensionata - ha commentato Alessandro Peron, Segretario Generale di FIAP. Per un'impresa siciliana o sarda il mare non è una scelta: è una condizione imposta dalla geografia. A perdere competitività non è solo l'autotrasporto: è l'intero sistema produttivo insulare, dalle PMI alle filiere agroalimentari. Non si tratta di sostenere un singolo settore, ma di garantire condizioni competitive comparabili a tutte le imprese che producono, trasformano e trasportano dalle isole. Il Parlamento ha indicato nei proventi ETS la fonte giusta. Chiediamo al Governo di quantificarla e assegnarla, e di introdurre un correttivo specifico per le rotte insulari. Chiediamo alle Regioni Sicilia e Sardegna di sostenerci in questa direzione, promuovendo con urgenza un tavolo di filiera: l'articolo 119 della Costituzione impegna la Repubblica a rimuovere gli svantaggi dell'insularità. È il momento di tradurlo in politica concreta."