7 (+2) colli di bottiglia

Ciò che accade a Hormuz potrebbe facilmente ripetersi in almeno altri otto passaggi, strategici per il trasporto e il commercio. Vediamo quali sono

Anticipiamo per i nostri lettori l'editoriale di settembre di Vie&Trasporti.

Se Vie&Trasporti si occupa di politica internazionale non è certo per vezzo o presunzione. Lo fa perché, come spesso accade, gli eventi internazionali, guerre o pandemie che siano, sono causa o effetto di profonde mutazioni nella logistica e nella movimentazione.

Oggi cogliamo spunto da una riflessione ovvia: e se quello che sta accadendo a Hormuz diventasse la prassi, un po’ come si temeva riguardo lo stretto di Suez ai tempi di Nasser? 

A questo punto stupirsi non è più lecito.

(descrizione)A parte gli attraversamenti creati dall’uomo (Suez e Panama) ad oggi apparentemente regolati da accordi internazionali, ci sono molti altri stretti passaggi naturali nei quali sarebbe possibile creare un blocco alla navigazione. Vediamo in breve quali sono.

Al primo posto metteremmo lo stretto di Malacca, grazie al quale si può soffocare buona parte del traffico da e con l’Estremo Oriente. Si trova vicino a Singapore, nel mar Cinese meridionale, ed è infestato dai pirati. Vale 100mila navi/anno (fonte: Pictet). Presumibile però pensare che la Cina non permetterebbe mai che qualcuno osasse un blocco.

(descrizione)Certamente più a rischio anche se volumetricamente meno importante (meno di 20mila navi/anno, il 12% del commercio globale) ecco Bab-el-Mandeb, stretto incandescente tra Gibuti e lo Yemen. O di qui, o periplo del continente africano. Costo stimato teorico: 7-9 miliardi/anno (fonte Pictet). Ad alto rischio la fetta di mare tra Bab e Suez.

(descrizione)Eccoci in due altri luoghi esotici, ma altrettanto inquietanti, Bosforo e Dardanelli. Da qui transitano i mercantili russi e ucraini... basta e avanza, ogni commento è inutile. 

Rimaniamo in Europa con Gibilterra, che proprio di recente ha adottato le norme Schengen, e probabilmente, ma del diman non v’è certezza, non dovrebbe essere un transito problematico. 

(descrizione)Rimane l’ultimo collo, noto come Danish Straits, tra mar Baltico e mare Del Nord. Da qui passano 5 milioni di barili di petrolio/anno, e non solo (fonte: Anadolu Agency). La regione, con le repubbliche baltiche e la Russia a vista, potrebbe riscaldarsi. 

Ragionamento finale: a rischio i traffici marittimi, ecco che il trasporto su gomma diventa ancor più strategico. 

Ma a ben pensare, se si riesce a bloccare una nave, non si può fare altrettanto con una strada?

Forse il trade mondiale, in barba alla globalizzazione, è davvero tutto da ripensare. 

Alla prossima.