Continental 'indaga' la sicurezza stradaleDiffusi i dati dell'Osservatorio realizzato con Euromedia Research



Quando si parla di sicurezza stradale, non esiste una percezione univoca. La stessa varia infatti a seconda che si stia guidando una vettura oppure un mezzo pesante. 

La considerazione è emersa scorrendo i risultati dell'Osservatorio Continental sulla Sicurezza Stradale realizzato in collaborazione con l'istituto di ricerca Euromedia Research, a partire da un campione di 2.000 interviste raccolte con i metodi CATI e CAWI, ossia via telefono e in forma telematica. 

Se per l'automobilista la questione è personale e si risolve in un mix di attenzione e prudenza, da contrapporsi direttamente a distrazione e trasgressione, per il driver di un veicolo pesante non è il solo autista a dover essere corretto. Per un 65,2 per cento di questo sotto-gruppo, infatti, la sicurezza stradale si gioca anche su altri fronti, quali la presenza/assenza di segnaletica stradale e di soluzioni tecnologiche (sensori, sistemi di assistenza, ausilii elettronici). 

Insomma, nulla a che vedere con il senso di responsabilità invocato dal 34,9 per cento del campione sul fronte passenger cars, seguito da un inasprimento dei controlli da parte delle Forze dell'Ordine su strade e autostrade (16,7 per cento).

Un'azienda come Continental, che fonda il proprio DNA sul binomio tecnologia-sicurezza, ha dovuto riscontrare come solo il 15,5 per cento degli intervistati (corrispondente a un terzo posto assoluto) riponga la propria fiducia per elevare il livello di road safety su aziende produttrici di pneumatici e di automobili

Tra gli elementi posti come basilari per garantire la sicurezza stradale, le gomme sono state indicate da solo il 5,3 per cento del campione, alle spalle di sensori e sistemi di guida assistita (6 per cento), segnaletica stradale (6,4 per cento) e freni (9,7 per cento).

Sopra tutti, con il 50,1 per cento, sta il comportamento dell'uomo, che ritiene l'auto il mezzo più sicuro per sé quando è al volante, mentre quando è utente della strada ad altro titolo (come, ad esempio, pedone) teme fortemente di finire investito da conducenti che appaiono decisamente sicuri delle proprie capacità. 

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Che cosa fare allora per vivere meno nella paura? Le strade indicate passano attraverso la riduzione delle distrazioni (19 per cento) e della velocità (11,2 per cento), nonché il rispetto delle regole e del Codice dela Strada (15,3 per cento).

La gran parte degli intervistati guarda con interesse, anche in chiave futura, ai sistemi di assistenza alla guida, ma solo il 39,7 per cento li ritiene fondamentali per risolvere il problema della sicurezza stradale. La quota principale del campione appare interessato ad aiuti tecnologici e alert (43,5 per cento). A sorpresa, solo un 10,5 per cento ha invece parlato di guida autonoma e di comunicazione tra veicolo e infrastrutture.

Alessandro De Martino, Amministratore Delegato di Continental Italia, ha sottolineato come "a nulla possano servire i grandi investimenti nella ricerca se, alla base, non si investe sulla percezione della sicurezza da parte dell'uomo che attualmente è - e rimane - l'elemento cardine dell'ecosistema strada. Portare all'attenzione di tutti un tema che coinvolge ognuno di noi e che, come dimostrato, richiede che non si abbassi la guardia, è il nostro obiettivo".

Un traguardo a cui l'azienda punterà nell'immediato attraverso due iniziative: la presenza a BluE a Milano nel corso della Design Week 2019; e il ruolo di Safety Sponsor del prossimo Giro d'Italia.     

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