Commerciali meglio del 2019, truck invece pureQuesta la tendenza espressa dalle immatricolazioni dei primi sei mesi dell'anno


Nei primi otto mesi dell’anno in Italia, secondo le stime del Centro Studi e Statistiche Unrae, sono stati immatricolati 122.690 veicoli commerciali fino a 3.500 kg di peso totale, l’1,4 per cento in più rispetto allo stesso periodo 2019, l’ultimo anno pre-pandemia.

 

(descrizione)Bene società e conto proprio, giù il noleggio

L’analisi della struttura del mercato del 1° semestre dell’anno conferma la crescita di società e privati, rispettivamente al 44 e al 22,7 per cento di quota, e il calo del noleggio a lungo e breve termine (al 22 e 5,8 per cento) e delle autoimmatricolazioni (al 5,5 per cento di rappresentatività). Fra le alimentazioni, la parte del leone spetta sempre al diesel con un 85 per cento di share, seguito dagli ibridi al 5,4 per cento e, quindi, dai benzina al 3,3. In coda Gpl, metano ed elettrici (2,7, 2,2 e 1.2 per cento di share). “Ribadiamo l’esigenza di una visione strategica di lungo periodo anche nel comparto dei veicoli da lavoro - ha commentato Michele Crisci, presidente dell’Unrae - in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto merci cittadino, considerata l’importanza di tali mezzi nella logistica dell’ultimo miglio. Secondo le stime di Unrae oltre il 44 per cento del parco è composto da veicoli ante Euro 4”. 

Ma preoccupa il tira e molla

(descrizione)I veicoli industriali over 3.500 kg hanno chiuso gennaio-agosto con 17.333 registrazioni che indicano un incremento del 4,2 per cento sul 2019 grazie al buon andamento degli over 16 tonnellate. Il futuro, però, ai costruttori appare incerto. “I numeri - ha fatto sapere Paolo A. Starace, presidente della Sezione Veicoli Industriali di Unare - non sono brillanti, ma quello che ci preoccupa di più è il loro andamento a singhiozzo, derivante dall’impossibilità dei costruttori di consegnare regolarmente i veicoli a causa della mancanza di componenti. Si è avviata una spirale perversa che non potrà continuare a lungo, con il rischio di passare da un portafoglio ordini che oggi fatichiamo a evadere al crollo degli ordinativi con ripercussioni su occupazione e conti economici dell’intera filiera. Questa situazione difficilmente vedrà una via d’uscita prima del secondo semestre del 2022, sempre che non intervengano altri elementi aggravanti”.